Il conflitto di lavoro che dura da 25 anni. Ecco come è iniziata la fase in corso (2013-oggi).

Nel 2013 ho presentato al Giudice del lavoro del tribunale di Alessandria il ricorso introduttivo del giudizio pendente in corso. La Amministrazione comunale di Alessandria (Sindaco pro tempore Rita Rossa) ha dato incarico di controricorrere al funzionario avvocato Roberto Calcagni. Eccovi nel seguito le mie osservazioni riguardo all’incarico.

Il Sindaco pro tempore del Comune di Alessandria ha delegato il funzionario avvocato Roberto Calcagni, dipendente comunale, a difendere il Comune nel nuovo giudizio avviato a seguito del mio ricorso del 2013.

Il funzionario avvocato era già stato delegato in un precedente giudizio nel corso del quale è risultato vittorioso in primo e secondo grado (Giudizi terminati con la pronuncia delle sentenze nn. 130/11 e 131/11 (Giudice LIPPI-Tribunale civile-lavoro-Alessandria) e nn. 1317/12 e 1318/12 (Pres. Giancarlo GIROLAMI, rel. Rita SANLORENZO-Corte di appello-lavoro-Torino).

Per il costo eccessivo, dopo le modifiche del governo Monti del 2010, sono stato costretto a rinunciare a presentare i due ricorsi alla Suprema Corte di Cassazione contro le due sentenze della Corte di appello di Torino . Come già fatto nei giudizi nei quali è risultato vittorioso, l’avvocato della Amministrazione comunale, privo di strategie processuali fondate su principi di giurisprudenza, mi ha dipinto, nel suo controricorso, come un gaglioffo incapace sia professionalmente e sia relazionalmente di dirigere le strutture assegnatemi prima del conflitto con la Amministrazione capeggiata dalla Sindaco “Francesca Calvo”. Lo ha fatto nel tentativo, già riuscito, di influenzare il giudizio finale a suo favore.

Io ho reso disponibili nella sezione apposita del sito i documenti che permettono al lettore di farsi una idea dei fatti senza le distorsioni calunniose e strategiche di parte, consuete nell’operare di coloro che hanno carenza di motivi di fatto e di diritto per esercitare la difesa di cui all’art. 24 della Costituzione (Eccovi l’indirizzo della pagina nella quale è descritta tutta la vicenda: https://www.pasino.info/Causa-di-lavoro.htm).

Nella Amministrazione Pubblica il diritto di cui all’art. 24 della Costituzione deve venire fatto valere compatibilmente con il rispetto dei principi di buon andamento e di imparzialità di cui all’art. 97 della Costituzione. La violazione del diritto/dovere implica responsabilità dirette in capo ai dipendenti pubblici come specificato dall’art. 28 della Costituzione. La separazione dei poteri (di indirizzo e di controllo dai poteri di gestione), imposta dal legislatore nella Pubblica Amministrazione ed i vincoli di cui all’art. 97 della Costituzione, definiscono un contesto nel quale il diritto di difesa va esercitato nei limiti imposti al dipendente pubblico dal dovere di rispetto dell’art. 97 . Al buon andamento degli uffici è legato l’obbligo di operare secondo legittimità nel rispetto delle norme di diritto che dovrebbero essere conosciute, in questo caso, al funzionario avvocato che arriva a falsare i fatti per indurre il giudicante a scorrette individuazioni dei contesti di diritto da assumere ai fini della decisione (Sulla differenza fra avvocato della pubblica amministrazione ed avvocato libero professionista ne ho scritto nella pagina correlata alla immagine che segue.

In anni recenti, al fine di separare le responsabilità gestionali da quelle di indirizzo e controllo ed evitare la collusione fra poteri, diverse sentenze penali hanno stigmatizzato il comportamento di quei dipendenti pubblici che hanno difeso ad oltranza ed illegittimamente scelte della politica contrarie al diritto. Io ho fornito, in allegato al ricorso introduttivo, tutti i documenti essenziali prodotti dalle parti utili alla ricostruzione del contesto di fatto così come si è evoluto dall’inizio della vicenda di lavoro ( 13.01.1994) sino ad oggi.

In modo sommario ho anche ricordato che dalla assunzione in ruolo a tempo indeterminato per superamento del concorso pubblico per titoli ed esami al posto di direttore CED (1.12.1977) ho sempre collaborato con i Segretari generali che si sono avvicendati negli anni 1977-1994 raccogliendone attestazioni di stima riportate nei verbali degli atti penali del giudizio, iniziato nel 1994 a seguito delle denunce da parte della allora “Nuova Amministrazione comunale”, concluso il 30.01.2001 (In CFD27).

Alla data delle osservazioni qui riportate sono trascorsi oltre 20 anni di conflitto; dalla data della sentenza di annullamento dell’atto di recesso sono trascorsi circa 6 anni. I danni morali e materiali causati a me ed ai miei cari dall’illegittimo recesso, irrogato dalla amministrazione Calvo dopo 77 mesi di sospensione cautelare ed annullato dopo altri 92 mesi, dal comportamento ignave della amministrazione Scagni, dal comportamento pervicacemente omissivo delle Amministrazioni Fabbio e Rossa e dalla collusione fra il potere “politico” ed i dirigenti pubblici incaricati della gestione ed affiliati ad una loggia massonica alessandrina è enorme!

Il mandato, rimesso dalla Giunta Comunale al funzionario avvocato Roberto Calcagni con la deliberazione n. 81 del 17.06.2014 e con la procura del Sindaco presente in calce al controricorso, gli conferisce tutti i poteri di «soluzione», secondo legittimità, della situazione di ingiustizia. Tale situazione di ingiustizia, è conseguente alla illegittimità dell’atto di recesso annullato con la sentenza n. 1193/08 del 20.11.2008. Dopo l’annullamento dell’atto di recesso: 1 – è stato omesso il ripristino del rapporto di servizio nonostante l’obbligo (risultante dal dovere di comportarsi secondo legittimità) inadempiuto (GIURIS02) di collocare il ricorrente, in servizio nonostante il superamento in corso di causa del 65-esimo anno,, in virtù del diritto sancito dalla pronuncia n. 351 del 22.10.2008 della Corte Costituzionale (Massima 32879); 2 – è stata omessa la ricostruzione della carriera pregressa con il riconoscimento dei periodi trascorsi in stato di sospensione cautelare prima discrezionale e poi facoltativa ai sensi della normativa PRECEDENTE a quella contrattuale (GIURIS01) ; 3 – è stato omesso il collocamento a riposo con un atto, formale di diritto pubblico, di recesso ad nutum per superamento dei limiti di età ordinamentale per la permanenza in servizio (che è il solo modo di interrompere giuridicamente un rapporto di lavoro dirigenziale a tempo indeterminato); 4 – è stato omesso il pagamento della retribuzione globale di fatto per tutto il periodo successivo alla data di raggiungimento del 65esimo anno di età NONOSTANTE CHE IL RAPPORTO DI LAVORO SIA STATO GIURIDICAMENTE RIPRISTINATO A SEGUITO DELL’ANNULLAMENTO DELL’ATTO DI RECESSO IN DATA 20.11.2008 E QUINDI IN DATA SUCCESSIVA ALLA DATA DI RAGGIUNGIMENTO DEL 65ESIMO ANNO DI ETA’ IN VIOLAZIONE DELLA GIURISPRUDENZA SUL PUNTO DI DIRITTO

Nella difesa della Pubblica Amministrazione l’avvocato dipendente ha, come già ricordato, le responsabilità di cui all’art. 28 della Costituzione, ha il potere di cui all’art. 24 della Costituzione CON I LIMITI a lui imposti dal dovere di comportarsi in modo imparziale e secondo legittimità (art. 97 Costituzione).

L’avvocato, investito, con la delega del Sindaco, di tutti i poteri deve evitare collusioni con il potere politico difendendone ad ogni costo anche le scelte che sa bene essere illegittime e contrarie al diritto nella speranza che qualche giudice “compiacente” assecondi il “potere” in danno del cittadino.

L’avv. Calcagni ha, in passato, sistematicamente illustrato una sua strumentale immagine del ricorrente sempre con l’unica strategia di far credere al giudicante che il ricorrente sia un gaglioffo incapace di ricoprire il ruolo di dirigente pubblico e si sia meritata la sanzione del licenziamento e di una pensione pari ad un terzo di quella dei colleghi che “si sono conformati…”.

Calcagni cita, in giudizi civili, passaggi parziali artatamente ripresi da atti del giudizio penale di primo grado ma omette di riportare i passaggi “problematici” dei Segretari generali che hanno espresso pareri nel corso della vicenda. Due dei Segretari, Piterà e Borla, hanno espresso pareri scritti (uno del 20 luglio 1994 (consultabile qui) e l’altro del 21 marzo 2001 (correlato qui)) del tutto contrari alle determinazioni assunte dal Sindaco pro tempore Francesca Calvo alle rispettive date. Nell’ultimo di tali pareri espresso sulla legittimità di un eventuale atto di recesso l’allora Segretario generale Borla scrive “…la fattispecie in esame (la condanna per falso ideologico) NON rientra fra quelle rilevanti…(ai fini di un licenziamento)”.

Roberto Calcagni, nei suoi scritti di parte, dimentica continuamente che l’atto di recesso è stato annullato ed il rapporto di lavoro fondamentale di dirigente pubblico è stato ripristinato giuridicamente ex tunc a seguito di tale annullamento che ha fatto sparire dal mondo del diritto l’atto di recesso.. Roberto Calcagni fa finta di ignorare o ignora che la giurisprudenza è unanime nel ritenere che l’annullamento dell’atto di recesso per illegittimità TRAVOLGE anche il decreto di eventuale concessione della pensione adottato dall’ente pensionistico nel corso della causa per l’annullamento dell’atto di recesso (GIURIS01)!

Oggi (con l’avvio nel 2013 della fase in corso che intendo raccontare qui) io, Pasino Vincenzo,  chiedo venga valutato, ANCHE IN SEDE PENALE, secondo legittimità, il comportamento tenuto dalla Amministrazione Comunale dopo l’annullamento dell’atto di recesso illegittimo; chiedo venga riconosciuto il mio diritto alla reintegrazione formale in servizio, mi venga riconosciuto il  diritto alla ricostruzione della carriera anche per i periodi trascorsi in stato di sospensione cautelare discrezionale e facoltativa ed infine chiedo venga riconosciuto il danno morale oltre che materiale per l’illegittimo licenziamento. In merito al comportamento doloso, tenuto fin qui dalle Amministrazioni Comunali (politici e dirigenti) che si sono succedute nel tempo e dai singoli burocrati che hanno operato in collusione la partita è aperta, salvo una loro prematura dipartita.

Aggiornato con i link al 20190313

Firma la petizione! https://www.change.org/p/giuseppe-conte-stop-alla-irresponsabilit%C3%A0-personale-dei-magistrati

(continua)

Magistratura!

Ignoranza o malafede?

I comportamenti (superficiali e/o criminali) che ostacolano la Giustizia qui in Italia.

L’Italia è un paese di lunga tradizione del diritto. Nessun altro paese al mondo ha sedimentato nei secoli un bagaglio di “norme” vasto come il nostro. Un vecchio compagno di viaggi in treno ai tempi dell’università poi divenuto insegnante universitario e, per un breve tempo, mio “difensore” nei primi anni di conflitto nei tribunali, mi disse che gli Stati Uniti sono un paese “civile” perché le loro leggi sono solo 5/6 mila contro le nostre 150/160 mila.

Secondo Normattiva, un progetto della Presidenza del Consiglio dei Ministri, le leggi in Italia sarebbero in tutto circa 75.000. Il numero però non tiene conto delle leggi Regionali, di quelle comunali e dei regolamenti di enti e Autorità di cui il nostro paese è pieno: tra le 150 e le 160mila leggi in vigore. Leggi, decreti legge, decreti legislativi e altri atti numerati.

Ogni giorno in Italia vengono scritte 21 pagine di nuovi provvedimenti normativi. Un numero immenso. Tanto per avere un’idea, in Gran Bretagna le leggi sono 3000, in Germania 5500 e in Francia 7000. La numerosità rende complesso il sistema nel quale sguazzano indisturbati gaglioffi di ogni tipo: gaglioffi politici, gaglioffi comuni, gaglioffi avvocati e gaglioffi giudici. Ho messo gaglioffi politici perché…sono loro a fare sempre nuove leggi di comodo senza occuparsi di abrogare leggi in vigore inutili.

In una tale situazione legislativa ho fatto la mia “esperienza materiale”: quella di “ricercatore” in fisica atomica e nucleare per 7 anni con 12 pubblicazioni in atti di convegni internazionali, quella di amministratore pubblico “etico” per 5 anni, quella di burocrate in qualità di dirigente “della innovazione conseguente alla informatizzazione” per 17 anni e poi quella di dirigente sospeso dal servizio per 7 anni seguita da quella di dirigente licenziato per altri 7 anni, poi da quella di dirigente con rapporto di lavoro “provvisoriamente ripristinato” da sentenza di annullamento dell’atto di recesso per 3 anni ed ad oggi (altri 7 anni sin qui) come dirigente con rapporto di lavoro giuridicamente ripristinato ma mai rimesso in servizio e mai collocato, conseguentemente, in pensione.

Mio padre era un ufficiale dell’esercito italiano nel 1940 ed un partigiano dopo l’8 settembre 1943, “un sovversivo” inviso a coloro che lo hanno ucciso ed a coloro che lo hanno “denunciato e fatto catturare” (i due opposti degli schieramenti politici di allora).

Io che ho sempre mantenuto fede ai suoi ideali di onestà e libertà sono prima stato accusato di comportamenti “disonesti” e poi trascinato in un conflitto dilapidante che sembra non avere fine se non per esaurimento o decesso di una delle parti. Molti dei miei oppositori sono ormai deceduti ma i gaglioffi continuano a replicarsi più rapidamente di quanto si replicano gli onesti ed i puri. Ciò nonostante io continuo e sopravvivo. Ho le conoscenze e la consapevolezza adatte. Perché anche a sopravvivere la esperienza materiale qui sulla terra, nel nostro paese, vale la pena di essere vissuta. Per garantire ai figli, un giorno, un mondo di onesti, un mondo migliore.

Eccovi, nel seguito, i comportamenti criminali di quei dirigenti ed amministratori, di quegli avvocati e giudici che ho “incontrato” sin qui nel corso della mia “esperienza terrena”. Cominciamo da … (continua in un prossimo articolo. Intanto vi invito a firmare la petizione che trovate all’indirizzo seguente: https://www.change.org/p/giuseppe-conte-stop-alla-irresponsabilit%C3%A0-personale-dei-magistrati

Cammina vicino a chi ti vuol bene, ma non stargli mai dietro …

Come vivere felici

Cammina vicino a chi ti vuol bene, ma non stargli mai dietro, perché nei momenti più felici non riusciresti a vedere la gioia sul suo volto e nei momenti più tristi non vedresti le sue lacrime.


Camminagli accanto ma in silenzio, in modo che la tua presenza non diventi un intralcio, ma ricordati che standogli accanto potrai vivere tutte le emozioni che vive e se si dovesse fermare potrai fermarti ad aiutarlo.


Non essere mai un peso per chi ti vuole bene, ma una felice compagnia nel cammino della sua vita.

UN GIORNO-Un Segretario generale ed un avvocato della Amministrazione comunale di Alessandria

Un giorno un Segretario Generale ebbe a dirmi: Lei lo ignora ma le cose sono molto cambiate da quando Lei è stato estromesso. Dopo il fallimento del suo tentativo di conformare la struttura e la organizzazione degli uffici comunali alla Legge, iniziato nel 1993 ai tempi del Commissario Straordinario dott. Macrì e separare i poteri di indirizzo e controllo dai poteri di gestione, un gruppo di dirigenti ha adottato la strategia del coinvolgimento “dei politici negli affari” e della apparente acquiescenza della burocrazia al potere politico.

Si è formato un gruppo (una loggia n.d.t.) di burocrati che ha il potere di soddisfare le richieste solo se queste hanno un ritorno “interessante”. In caso contrario tutto viene fermato o “demandato ad altra giurisdizione” in collusione con la politica e con la giustificazione del superiore interesse pubblico.

Ha poi aggiunto: Nel suo caso, nel 2010, ci è voluto un accesso della polizia giudiziaria per smuovere la cosa. Mi hanno però impedito di ottemperare secondo quanto previsto dalla giurisprudenza da lei citata al solo fine di costringerla ad adeguarsi alla consuetudine. Io ho fatto le determine di liquidazione secondo il parere espresso dalla Bocchio il 24.04.2010 e mi sono limitato a pagarle delle somme in attesa dell’esito del ricorso in Cassazione contro la sentenza voluto dalla Bocchio.

Concludendo ha aggiunto: “Quando la Suprema Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del Comune e la sentenza di annullamento del recesso è divenuta definitivamente esecutiva, non potevo decidere io di richiamarla in servizio ma nell’agosto del 2012, dopo l’avvicendamento Fabbio-Rossa, ho preparato il provvedimento per pagarle quanto ancora le spetta. Prima del deposito degli atti ne ho informato il nuovo Sindaco ed ha visto come è finita: mi hanno cacciato in poco meno di due mesi e la Bocchio ha assunto la carica di Segretario Generale facente funzione. Le lunghe mani della massoneria alessandrina e della politica arrivano dovunque. Io ho famiglia e …”

Nel parere espresso dai dirigenti Vella e Zaccone pubblicato sul sito e scaricabile dall’indirizzo

https://www.pasino.info/img/20170808-Atto-Avvocatura-con-Note.pdf

è dichiarato che nulla mi è più dovuto dopo il pagamento (a giugno 2010) della somma onnicomprensiva di € 458.493,01 Tale affermazione (ripresa dal parere della BOCCHIO), è, per giurisprudenza unanime e costante, falsa sui tre punti seguenti:

1 – il mio rapporto di lavoro è stato considerato risolto al 14.06.2007 per aver io raggiunto il 65-esimo anno di età ed aver cominciato a riscuotere la pensione IN CORSO DI GIUDIZIO per cui il pagamento è stato limitato alla data di raggiungimento del 65esimo anno di età e non sino alla data di effettivo pagamento delle somme dovute come dispone la giurisprudenza sul punto. La Giurisprudenza sul punto dichiara difforme dal diritto considerare risolto il rapporto giuridico di lavoro per il solo fatto di avere raggiunto la età ordinamentale per il pensionamento di vecchiaia;

2 – il ristoro economico e giuridico per il periodo di sospensione cautelare è stato omesso con la giustificazione che le sospensioni cautelari sono state dichiarate legittime nei procedimenti avviati per dichiararne la illegittimità. Anche tale posizione è contraria alla Giurisprudenza che stabilisce il diritto al ristoro nel caso di sospensioni cautelari “discrezionali” (quella quinquennale) e cautelari facoltative, motivate dal rinvio a giudizio per contestazione di presunti illeciti penali risalenti al 1993 e precedenti in assenza di arresto (il diritto sostanziale è un diritto eterodeterminato ma in sede civile la “finzione Bocchio” (citata in DCF15 e DCF30 alla pagina ) ha indotto a credere che fosse autodeterminato);

3 – il ripristino del rapporto di servizio (e non di lavoro come scrivono continuamente e strumentalmente gli avvocati del Comune) è stato omesso con la giustificazione che al 20.11.2008 (data di pronuncia della sentenza di annullamento dell’atto di recesso che ha ripristinato il rapporto giuridico di lavoro) la amministrazione aveva, ai sensi della L. 133/2008, il potere discrezionale di mantenere o meno in servizio il dipendente. Tale giustificazione è FALSA (semestre di prima applicazione della Legge).

Anche nella ipotesi di considerare risolta la vertenza con il solo ristoro economico (dichiarato, dalla Corte Costituzionale, insufficiente a sanare il torto subito con l’illegittimo licenziamento) il pagamento, dichiarato unilateralmente ed erroneamente “onnicomprensivo” dai due dirigenti, di € 458.493,01 OMETTE il ristoro economico del periodo che va dalla data del raggiungimento del 65esimo anno (01.07.2007) conseguito in corso di giudizio, sino alla data di effettivo pagamento (30.06.2010) ed OMETTE il ristoro economico e giuridico per il periodo trascorso in allontanamento cautelare discrezionale e facoltativo che va dal 10.11.1994 al 7.04.2001 per complessivi 77 mesi con grave danno sulla pensione MAI LEGITTIMAMENTE LIQUIDATA dalla Amministrazione dopo l’annullamento dell’atto di recesso.

LA DICHIARAZIONE dei dirigenti della avvocatura e del personale, ai sensi delle risultanze di fatto e di diritto (a loro note) e nuovamente illustrate nel documento inviato ai fini del procedimento amministrativo avviato a seguito della mia istanza del 21.07.2017, E’ FALSA, E’ TESA a far si che venga adottata una decisione in sede amministrativa di procrastinare ogni comportamento all’esito delle decisioni in sede civile nella speranza che il contendente “che ha rifiutato di adeguarsi “al metodo della dazione” ci ripensi, rinunci o meglio ancora deceda.

Un avvocato della Amministrazione, un giorno, davanti al Tribunale di Alessandria, ebbe a dirmi che gli amministratori gli chiedono, ogni volta che vogliono negare a qualcuno qualche cosa, “come si fa a rispondere negativamente ad una richiesta legittima senza doverne subire le conseguenze? Io rispondo che per rimandare nel tempo il soddisfacimento di un diritto legittimo richiesto da un cittadino basta sostenere che la legittimità o meno di un diritto la decidono solo i tribunali civili per cui basta rinviare a quella giurisdizione, notoriamente lenta, la decisione finale e far trascorrere così anni.

Quell’avvocato ha poi fatto rilevare che, in Tribunale civile di Alessandria, mediamente, per esaurire il primo grado di giudizio, occorrono anche più di 4 anni (nel mio caso quasi 7).

Dopo il rilievo se ne è andato soddisfatto concludendo : “…poi deciderà qualcun altro…”.

Ho scoperto solo recentemente che gli avvocati dipendenti della avvocatura del Comune riscuotono l’importo che i tribunali liquidano all’Ente nelle cause civili vittoriose.

Gli avvocati hanno consapevolezza del fatto che, in Italia, NON LA LEGGE, NON LA GIURISPRUDENZA bensì LE PRONUNCE IN GIUDIZIO stabiliscono la legittimità o meno di un diritto sostanziale! Gli artt. 97 e 28 della Costituzione finalizzati ad assicurare imparzialità di comportamenti del dipendente pubblico vengono utilizzati come giustificazione del suggerimento di rinviare alla giustizia civile ogni causa “priva di ritorni sattisfattivi”; La legittimità o meno di un diritto soggettivo sostanziale rivendicato da un cittadino la decidano i giudici civili! Se ci va bene ci prendiamo comunque le spese di giudizio. Se ci va male abbiamo comunque causato un danno al “riottoso”.

Infatti, proprio gli avvocati, continuano pervicacemente a sollecitarmi il pagamento delle spese di soccombenza nei tribunali; considerano le somme liquidate alla amministrazione in giudizi viziati come loro dovute a seguito della “vittoria, ancorché non definitiva, in giudizio”.

Intascano subito… e, se l’Ente soccombe nei gradi successivi, credete restituiscano le somme?

Sulle sentenze viziate si veda la pagina all’indirizzo

https://www.pasino.info/Le-sentenze.htm

Alessandria, 2 aprile 2019.

Vincenzo Pasino

I Giudici, il sesso ed il cervello umano.

La attività elettrica nelle diverse aree cerebrali di un decisore di sesso maschile rispetto ad un decisore di sesso femminile.

In Italia l’applicazione della legge è, troppo spesso, alterata da fattori umani.

Tale situazione crea incertezza del diritto (già peraltro imputabile al nostro legislatore pulcinella).

Fra i fattori umani che concorrono ad alterare l’esito dei giudizi occorre inserire lo stato emotivo (in quel dato momento o in quel dato contesto), l’umore, la preparazione, l’esperienza del magistrato/avvocato/pubblico ufficiale chiamato, in quel momento, a decidere in merito ad una “causa”.

I fattori umani alterano dunque l’esito di un giudizio che, a parità di fattispecie, può essere di un certo tipo o di tipo diametralmente l’opposto.

La cosa succede così spesso che forse occorre dire che non la Giurisprudenza ma la (buona o mala) sorte ha un ruolo decisivo nei processi.

Uno dei fattori umani che influiscono sl modo di prendere una decisione e quindi sull’esito dei giudizi è la differenza anatomica che la scienza ha assodato esserci fra il cervello maschile e quello femminile.

Se qualcuno è indotto a credere che io sostenga la superiorità di un cervello rispetto ad un altro si sbaglia!

Sostengo solo che il cervello femminile funziona diversamente da quello maschile a causa delle differenze strutturali esistenti fra i due cervelli.

Le differenze strutturali fra il cervello dei giudici di sesso maschile rispetto al cervello dei giudici di sesso femminile sono tali da condurre a decisioni diverse sullo stesso punto di diritto per effetto del diverso modo di “pensare” del giudice femmina rispetto al giudice maschio.

(Vin – 20190331 – continua)

Le strade che percorriamo decidono la vita che viviamo.

Quale dei due sentieri? Quello più battuto o l’altro ancora da tracciare?

ALCUNI VINCONO ed hanno successo in tutto ciò che fanno!

PERCHE’ VINCONO?

PERCHE’ SANNO ANTICIPARE!

Ricordati questo:

  • l’anticipazione
  • è
  • l’essenza del potere.

    I perdenti reagiscono.
  • I leader anticipano e vincono!

(Vin 20190331 – continua)

Quando ero bambino

Cittadella di Alessandria – 1953 – Io, in primo piano, mentre osservo il Generale che consegna a mia madre la Medaglia d’Oro. alla memoria in ricordo di mio padre.

Quando ero bambino mi portarono a casa il padre su un carro ucciso da 97 colpi di mitra e per sopportare il dolore della “esperienza” e della perdita lavorai inconsapevolmente per “spegnere le emozioni” e tacitare l’amigdala.

La situazione si protrasse per molti anni. Prendevo 9 o 10 in matematica o in critica letteraria ma se dovevo imparare a memoria qualche cosa o usare la fantasia per scrivere racconti era una tragedia.

Divenni estremamente capace in matematica ma se dovevo ricordare a memoria o fantasticare tutto mi diventava difficile.

Quando, all’università, si trattò di memorizzare le 200 pagine di caratteristiche degli acciai del libro di costruzione di macchine ci piansi sopra.

Tanto più che ero considerato “il mago dei computer” e per fare il calcolo delle armoniche fondamentali di una struttura avevo smesso di usare il regolo ed avevo programmato un Olivetti 101 con il quale facevo il calcolo in 1/100 del tempo impiegato con il regolo!.

Più tardi, mentre seguivo le lezioni di un master in ingegneria biomedica e facevo parte di un gruppo di ricerca dell’INFN, conobbi un mio coetaneo che, in Inghilterra, stava lavorando ad un “manuale di istruzioni per l’uso del cervello”.

Le lezioni del master sul cervello, le esperienze vissute assistendo ad operazioni, a cranio aperto, sul cervello di malati di Parkinson mi avevano fortemente interessato e quindi cominciai a seguire i suoi lavori.

Quel mio coetaneo, del quale conservo libri con dedica, si chiama Tony BUZAN ed è oggi la massima autorità nel campo delle conoscenze sul modo di funzionare e di utilizzare al meglio il potenziale contenuto nel cervello degli umani.

Dopo 45 anni di studi e ricerche oggi io conosco più della maggior parte di ogni altro sulle strategie di utilizzo delle potenzialità del cervello umano. Leggo un libro di 200 pagine in un’ora e contemporaneamente ne faccio un film e ne memorizzo il contenuto integrandolo con le conoscenze pregresse.

I vecchi problemi di “ricordare a memoria” sono spariti e la mia fantasia si è sviluppata in modo incredibile!

E le mie capacità cerebrali CONTINUANO A CRESCERE nonostante il trascorrere degli anni!

Se penso alle mie capacità di apprendere quando avevo 20 o 30 anni e le confronto con quelle di oggi resto sempre affascinato dal potere racchiuso nelle nostre scatole craniche!

(Vin – 20190328 – Continua)

La mia richiesta di venire richiamato in servizio

Questa mattina, contemporaneamente alla notifica di ricorso alla Suprema Corte di cassazione per l’annullamento della sentenza n. 23613/18, pronunciata su un presupposto di fatto errato dovuto alla induzione dolosa nel cervello dei giudicanti di un contesto di fatto errato, induzione oggetto di indagini in sede penale, ho inoltrato istanza al Sindaco di venire richiamato in servizio.

L’istanza è conseguente alla ripristinata continuità del servizio a seguito del definitivo annullamento dell’atto di recesso ad opera della sentenza n. 16190/11 della Suprema Corte di cassazione che ha respinto il ricorso della Amministrazione comunale contro la sentenza n. 1193/08 pronunciata il 20.11.2008 dalla Corte di appello di Torino.

Prima di quella data avevo compiuto 65 anni. Dopo l’annullamento, al 20.11.2008 dell’atto di recesso che ha ripristinato ex tunc il rapporto giuridico di lavoro fondamentale di dirigente pubblico NESSUN atto, giuridicamente valido, è più intervenuto ad interrompere il rapporto di lavoro.

Il lettore può consultare i documenti descrittivi dei fatti dal 1994 al 2018 all’indirizzo

https://www.pasino.info/Causa-di-lavoro-1994.htm

Per conoscere i fatti recenti può leggere la pagina correlata all’indirizzo

https://www.pasino.info/Causa-di-lavoro-2019.html

Ai punti DCF82 e DCF83 è possibile accedere ai documenti originali del ricorso e della istanza. La sentenza di annullamento dell’atto di recesso è allegata al punto DCF43 e la sua INTERPRETAZIONE AUTENTICA allegata al punto DCF59 .

(26.03.2019 – Continua)

Venticinque anni nei tribunali, ed il conflitto è ancora in corso!

Come i giudici ignorano la Giurisprudenza di legittimità!

Ora, in concomitanza con l’azione in quei, molti anche se non tutti, postriboli, ho deciso di raccontare più in dettaglio la storia affinchè qualcosa cambi, affinchè non abbia più da succedere ad altri.

Fino a poco più di 70 anni or sono, se “interferivi” con il così fan tutti ti toglievano fisicamente la vita. Alcuni l’hanno data per un cambiamento che, dopo pochi anni, è rientrato perchè strategia è mutata. Dal togliere fisicamente la vita si è passati a togliere i mezzi che sostentano la vita.

Ricordo lucidamente le 23 di quella sera del gennaio 1995, quando i due avvocati che mi tutelavano (un amministrativista scomparso ed un penalista vivente) mi hanno convocato per comunicarmi le richieste del magistrato: dovevo adattarmi se non volevo cooperare al “così fan tutti” e dichiararmi colpevole di qualche cosa per “entrare nell’ombra”. Sarei ritornato subito in servizio ed avrei mantenuto il posto di lavoro e lo stipendio. In caso contrario me la avrebbero fatta pagare. La stessa cosa mi aveva detto poco più di un mese prima il vicesindaco di allora che dopo pochi mesi se ne è andato via amareggiato.

La storia che racconterò a puntate è la storia delle conseguenze di quella mia scelta del gennaio 1995, coerente con quella del gennaio 1994 della quale racconterò.

Le conseguenze delle scelte che facciamo ricadono sui nostri cari, sulle persone che ci sono vicine. La maggior parte poi scappa: anche molti dei nostri cari e gran parte di coloro che ci sono stati vicini per un pò.

Malafede, incapacità, attribuzione di incarichi ad umani (maschi e femmine) ignoranti ed inadeguati a ricoprire il loro ruolo, inconsapevoli dei danni che le loro decisioni sono in grado di provocare alla vita di altri umani ed alla società sono alcune delle emergenze che sono nate e nascono nelle aule dei tribunali italiani.

I magistrati hanno fatto la rivoluzione degli anni 90 ed hanno spazzato via una intera classe politica. Sfruttando la occasione offerta loro da Craxi ed Andreotti che avevano incoltamente modificato il c.p.p. e concentrato il potere delle indagini nelle mani delle procure della Repubblica, la categoria si è arrogata il potere di svolgere il ruolo di eliminare dalla scena pubblica ogni ostacolo al loro strapotere. In collaborazione con i mezzi di informazione la magistratura ha sventolato una bandiera che salvo rare eccezioni viene sostenuta da opportunisti, massoni dell’ultima ora, ignoranti se non addirittura delinquenti.

La storia è fatta di tante storie, delle storie di singoli e delle loro famiglie che, pervicacemente ed in silenzio, costruiscono giorno per giorno nuove strade per la evoluzione della collettività verso traguardi di consapevolezza più alti.

Raccontare, oltre ad agire, è un obbligo morale di ogni umano. Siamo stati dotati dalla evoluzione di dispositivi biologici che ci permettono di esercitare quattro attività. Ogni umano, più o meno bene, le sa esercitare. Sono quelle di pensare, di emozionarsi, di comunicare e di agire.

Nel pensare alla mia personale storia ci sarebbe da emozionarsi fino a destabilizzare la salute. Ho imparato, fra le altre cose, a gestire le emozioni.

Ho agito privatamente come ha fatto la maggior parte di coloro che negli ultimi 26 anni gestendo le emozioni, è sopravvissuto alla “disapprovazione” pubblica, alla emarginazione, alla privazione di quei vantaggi che quella parte di società che accetta di allinearsi si vede riconoscere a seguito della accettazione del “così fan tutti”.

La globalizzazione ha poi raggiunto, forse il principale suo obiettivo: quello di convincere la massa che nella vita è importante il benessere personale. Alla società ci pensano altri, alla vita ci pensano altri, … ciascuno pensi al suo!

La delega!? Già, la delega! Democrazie e delega. Ne scriverò.

Poi ci sono quelli come me. Hanno avuto in eredità uno zaino. Nello zaino tre VALORI fondamentali: IL RISPETTO DI OGNI FORMA DI VITA DI GAIA, LA LIBERTA’ E LA GIUSTIZIA.

Ho avuto lo zaino da mio padre poco prima che venisse ucciso .

La notte in cui è stato portato sulla strada che da Alessandria conduce a Casalbagliano, nel momento in cui è stato fatto scendere dal camion che lo trasportava, prima dello scoppiettare dei colpi provocati dall’esplosivo dei bossoli dei proiettili che lo avrebbero ucciso, me lo ha consegnato. Poco dopo 97 colpi di mitra hanno posto fine, a 29 anni di età, alla sua esperienza materiale.

Quella notte, a quell’ora, in entanglement, mi sono svegliato gridando per l’emozione indotta dalla connessione. Mi è poi venuta la febbre altissima …

(continua)